lunedì 13 giugno 2022

"E non impareranno più la guerra": sei parole per dire no e per aiutare chi ha perso tutto |13 Giugno 2022 |

Ancora un conflitto, ancora una guerra lunga e sanguinosa, ancora le immagini della distruzione e del dolore a popolare il cuore del nostro continente.

Cosa fare? Commuoversi? Protestare? Indignarsi? Noi abbiamo pensato che l'unico modo per cambiare qualcosa nella società non sia una generica riprovazione della guerra, né voltarsi dall'altra parte per non vedere o dimenticare... ma aiutare!

Per questo la nostra chiesa ha deciso di scendere in campo, assieme all' Associazione Musicale Enarmonia, per dire un no secco a qualsiasi guerra. 

Due realtà, che potrebbero sembrare così distanti l'una dall'altra, una legata alla bellezza dell'arte e della musica, l'altra legata alla fede ed al sostegno degli ultimi, che hanno deciso di unire assieme le loro piccole voci affiancandosi vicendevolmente affinché la voce sia più grande, l'impegno sia più efficace, la memoria e l'aiuto prendano lo spazio della rabbia, del dolore e del sentirsi troppo piccoli di fronte a tutto ciò che vediamo. E per non girare lo sguardo altrove.

E' nata così l'idea di organizzare una serata nella quale, offrendo uno spettacolo a metà tra teatro e concerto, imperniato sul tema della guerra e della pace, le persone potessero partecipare e, se vorranno, donare liberamente per aiutare le popolazioni ucraine. Ma anche una serata dove vogliamo alzare la nostra voce contro tutte le guerre in atto sulla nostra Terra.

L'evento, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Montefiascone, avrà luogo a Montefiascone, sabato 25 Giugno alle ore 21,30, nella Sala Innocenzo III della Rocca dei Papi. L'ingresso sarà libero, ma suggeriremo una donazione di almeno 10 Euro, per poter raccogliere sufficienti fondi da poter destinare in parte al Comitato pro Ucraina nato nella nostra città che si occupa del trasporto di aiuti umanitari, e in parte all'Istituto Biblico UETS di Kiev che si occupa di aiuto soprattutto alle fasce più deboli, quelle degli anziani e dei bambini.

Essendo uno spettacolo di beneficenza, tutti coloro che produrranno lo spettacolo stesso, musicisti, attori, tecnici e personale di sala, fornirà la propria opera in forma totalmente gratuita.

"E non impareranno più la guerra." Sei parole tratte dal Libro del profeta Isaia che racchiudono un giudizio verso la guerra ed un impegno verso la pace e l'aiuto, attraverso un veicolo trasversale ed universale, l’arte,  il cui vero  scopo è di lasciare chi verrà con la voglia di pensare a cosa possa fare oltre; oltre le lacrime, oltre la rabbia, oltre anche ad un concerto di beneficenza, perché il mondo non impari più la guerra.

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sabato 25 dicembre 2021

GIORNO 28 - NATALE – DIO HA DATO SUO FIGLIO

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Questo versetto è così bello, racchiudendo in se tutto l'evangelo, ma è così inflazionato, che spesso non ci fermiamo a rifletterci sopra; lo conosciamo a memoria, lo scriviamo sui bigliettini di auguri, ce lo abbiamo sulle calamite del frigo... ma poi? Lo sentiamo realmente nostro?

Facciamo un salto indietro di circa duemila anni, anno più, anno meno, e mettiamoci nei panni di chi lo ha ascoltato la prima volta.

Nicodemo era andato di nascosto ad incontrare Gesù. Era un insegnante nel tempio, era una persona in vista, non poteva esporsi e farsi vedere in giro con quell'eretico venuto da Nazaret. 

Ma era anche un uomo che amava Dio, che lo serviva, e che credeva nella sue profezie. Era in attesa che arrivasse il Messia. Va, e non gli chiede direttamente:“Ma, allora, tu sei davvero quello di cui hanno parlato i profeti?”. Gesù conosce il suo cuore, e sa che Nicodemo è pronto ad esporsi per lui, a rischiare, e che sarà uno dei primi due che prenderà il suo corpo dalla croce, cospargendolo di mirra e d'aloe (la mirra! Proprio quella che avevano recato in dono i Magi!).

Conosce il suo cuore, dall'inizio alla fine, ed allora è proprio a lui che consegna questa perla; gli dice: “Nicodemo, si, sono io quello che stavate aspettando, quello che Dio ha mandato nel suo amore per coloro che, come te, già lo amano, e per coloro che hanno bisogno di quell'amore perché non conoscono amore. Sono arrivato davvero. Sono qui tra voi. Sono sceso per riscattarvi.

Questo versetto è quello che sintetizza il Natale: un Dio d'amore, un Dio che da, un Dio che manda, un Dio che scende,  un Dio che  diventa persona per capire le persone ed essere capito dalle persone. 

Un Dio che restaura una vita eterna alle sue creature, quando crederanno che  a Natale egli si è fatto realmente carne, ed è nato tra gli uomini.

DOMANDE PER TE

» Come e quando festeggi il Dio che viene? Festeggi quella nascita solamente a Natale, oppure ne sei consapevole durante il tuo anno?

» Quanto sei disposto o disposta ad esporti davanti agli altri per far sapere che stai seguendo Gesù?

» Hai testimoniato agli altri che Gesù è realmente nato a Natale?

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venerdì 24 dicembre 2021

GIORNO 27 DI AVVENTO – E LA PAROLA E' DIVENUTA CARNE

“Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio...Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta....E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.” (Giovanni 1:1, 3, 14)

Tutti noi abbiamo un nostro eroe o un'eroina preferita: può essere irreale, come un personaggio di un fumetto, o di un film, o di un programma TV, oppure reale, come un cantante, un attrice o un attore, qualcuno o qualcuna legata allo sport, e così via.

La cosa che contraddistingue tutti gli eroi, sia che siamo giovani o vecchi, è la consapevolezza che non potremo mai conoscerli realmente, ma che saremo costretti a seguire le loro gesta attraverso il canale nel quale ci siamo appassionati di loro. Questo è assolutamente vero per gli eroi di fantasia, ma anche per quelli reali; una atleta, un'attore, tutto ciò che potremo fare è vederli in uno stadio, o su una passerella, magari chiedergli l'autografo... Ma mai potremo interagire davvero con loro come fossero parte delle nostre amicizie, o della nostra famiglia.

L'eroe  assoluto del mondo è colui che lo ha creato; colui che ha disposto nell'Universo galassie, stelle, pianeti. Colui che su uno di questi ha creato l'acqua, le piante, gli animali. Colui che ha soffiato in una forma di polvere ed acqua il suo spirito vitale, tanto da dargli non solo vita, ma qualcosa che alla vita stessa sopravviva, qualcosa di immortale.

Potresti mai aver pensato che quell'eroe avrebbe un giorno deciso di palesarsi sotto forma di un essere umano, di scendere, di camminare le stesse tue vie, di mangiare gli stessi tuoi cibi, di provare le stesse tue sensazioni: la paura, la gioia, il freddo, il caldo, la fame, la sazietà?

Dio fa scrivere a Giovanni questa cosa così inconcepibile: un Creatore che diviene creatura; una differente traduzione del versetto 14 di Giovanni 1 dice: 

“E Cristo divenne uomo e visse qui sulla terra, fra noi, pieno di grazia e di verità. E alcuni di noi hanno visto la sua gloria, la gloria del Figlio unico del Padre Celeste.”. (Giovanni 1:14 PV)

Il Figlio, che assieme al Padre e allo Spirito Santo, era stato il motore della Creazione, decide di divenire figlio nella carne, un “figlio d'uomo”, come lui stesso si definirà per quattordici volte nel Vangelo di Marco. 

Ma un figlio speciale, quello di cui aveva parlato il profeta Daniele: 

“...ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo. Egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.” (Daniele 7:13)

L'angelo aveva detto a Maria: 

“Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.... Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine” (Luca 1;31, 33)

La Parola è divenuta carne, l'eroe assoluto è davvero venuto per interagire con noi, Gesù è realmente nato a Natale, per essere tuo amico personale, per entrare nella tua famiglia, per diventare il re di un regno, che durerà per sempre, ed a cui ti chiama ad essere parte.

DOMANDE PER TE

» Quale era o quale è l'eroe o l'eroina della tua vita? C' è qualcuno o qualcuna che vorresti davvero incontrare? Cosa faresti per riuscire a farlo?

» Come stai accogliendo nella tua vita l'eroe assoluto, il Creatore del mondo, che decide di divenire tuo simile? Quale spazio di comunicazione tieni aperto con lui per potergli stare vicino ogni giorno?

» Chi vorresti vedere nella tua famiglia spirituale questo Natale?

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giovedì 23 dicembre 2021

GIORNO 26 DI AVVENTO – IL FIGLIO CHE CI E' DATO

“Noi tutti abbiamo avuto benefici dalle ricche benedizioni che Cristo ci ha portato; una benedizione dopo lʼaltra. Infatti Mosè ci diede la legge, mentre Gesù Cristo ci ha portato la verità e un perdono pieno dʼamore.” (Giovanni 1:16-17 PV)

Quando nasce un figlio, si dice spesso che i genitori sono benedetti. Un figlio che nasce porta gioia, unità, prospettiva per il futuro (almeno questo dovrebbe portare, anche se talvolta, purtroppo, non è cosi!).

Per Maria era il primo figlio, e la gioia di portare in grembo non un figlio normale, ma uno straordinario, si associava di certo con la curiosità di cosa avrebbe significato quel figlio nella loro vita, e perché Dio aveva deciso di generare un figlio suo su questa terra.

In fondo, Maria da principio non aveva tutto ben chiaro nella sua testa; quando l'angelo la salutò in giorno dell'annunciazione, Luca dice che: 

“Confusa e turbata, Maria cercava di capire che cosa volesse intendere lʼangelo.” (Luca 1:29 PV)

 ... e quando i pastori andarono ad adorare il bambino 

“Maria, intanto, serbava queste cose nel suo cuore, e spesso ci ripensava.” (Luca 2:19 PV). 

Quando poi Simeone, il giorno della presentazione nel tempio, affermò di poter morire in pace, avendo visto il Salvatore, 

“Giuseppe e Maria restarono meravigliati per ciò che Simeone diceva di Gesù.” (Luca 2:33 PV).

Come genitori si aspettavano quel figlio avrebbe portato benedizione nella loro casa, a maggior ragione essendo il figlio di Dio; ma non potevano mai supporre che Dio, quelle benedizioni, non le voleva dare solo alla loro famiglia, ma ad una famiglia enormemente più grande, che avrebbe attraversato i secoli, le culture, le lingue, le generazioni, i continenti. Una famiglia che sarebbe divenuta la “sua” famiglia, attraverso l'adozione di tutti coloro che avrebbero creduto in quel bambino mandato a Natale e poi divenuto uomo.

Paolo dira: 

“Quando penso alla saggezza di Dio e allo scopo del suo piano, cado in ginocchio davanti al Padre, a lui che è Padre di ogni famiglia, sia in cielo che in terra.” (Efesini 3:14-15 PV)

Dio a Natale ha formato una tale famiglia, adottando nella sua tutti coloro che avrebbero creduto alla  discesa di un figlio, di suo figlio.

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace...” (Isaia 9:5)

E chi accoglie Gesù e quel Natale di tanto tempo fa, viene accolto nella famiglia di Dio, ricevendo consiglio, potenza, eternità, pace.

DOMANDE PER TE

» Quali sono i tuoi pensieri quando senti la parola “famiglia”? Sono di gioia, di rimpianto, di irritazione? 

» Come pensi dovrebbe essere una famiglia che onori un padre “speciale” come Dio?

» Tra le tue conoscenze, ci sono forse famiglie “disfunzionali” e complicate, a cui gioverebbe sapere che Dio gli ha provveduto a Natale un'altro tipo di famiglia.? Come pensi di potergliene parlare in questo Natale?

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mercoledì 22 dicembre 2021

GIORNO 25 DI AVVENTO – CONOSCERE LA LUCE

“La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto.” (Giovanni 1:9-10)

Come fai a riconoscere una persona? Qualcuno che hai già visto in passato? Quali sono i parametri che segui per dire “è lui” o “è lei”?

Non basta una qualsiasi parte del corpo per capire chi abbiamo davanti: una mano, un piede, un braccio, l'altezza, sono parametri che solo in parte ci possono aiutare, ma che debbono essere supportati da altro. Persino dispositivi elettronici come i nostri smartphone oramai si avvalgono di quel parametro per poterci far entrare; è il viso ciò che ci fa riconoscere, anche a distanza di anni, anche tra le rughe, la persona che abbiamo conosciuto un tempo. 

Ma come fai a riconoscere una persona al buio? Al buio non puoi avvalerti del “riconoscimento facciale”: persino gli smartphone hanno bisogno di un po' di luce per aprirsi. Al buio puoi conoscere una persona solo se ti parla; per come parla, per ciò che dice.

Ai tempi del primo Natale le persone non conoscevano il volto di Dio; neppure gli uomini più santi avevano potuto vedere il suo volto. A Mosè che aveva chiesto, Dio aveva risposto: 

«Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere». (Esodo 33:20)

L'unico modo di farsi conoscere dal suo popolo, era la sua voce; chi voleva conoscere Dio, poteva immaginare il suo volto attraverso le sue leggi, contenute nella sua Parola. Ma questo per Dio non era sufficiente; Dio aveva brama di mostrarsi all'uomo, di far vedere il suo reale volto, di mostrare chi era realmente, ciò che realmente faceva.

Per sapere se la persona che abbiamo di fronte è davvero quella che pensiamo, la voce non basta, bisogna che il buio si apra e la luce illumini il suo volto. Ed è quello che Dio decise di fare a Natale, affinché tutti potessero vedere il suo volto attraverso quello di Gesù.

“Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto».” (Giovanni 14:6-7)

Vuoi conoscere Dio? Guarda il volto di Gesù. Guarda la sua vita, ciò che ha fatto, ciò che ha chiesto tu faccia. Ma Giovanni dice che, nonostante tutto, “il mondo non l'ha conosciuto”. Per conoscerlo bisogna guardarlo con gli occhi del cuore amandolo ed ascoltando la sua Parola.

Se fai  questo, egli stesso ha promesso che ti darà un amico speciale che ti aiuterà a riconoscerlo: così che quella luce che illumina ogni uomo sarà in te:

“«Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò da voi.” (Giovanni 14:15-18)

Grazie alla Parola, tu conosci la voce di Dio. Ma è grazie al Natale che conosci il suo volto.

DOMANDE PER TE

» Come ti immaginavi fosse il volto di Dio prima di conoscere Gesù? Un volto sereno, disteso, o un volto severo, imbronciato?

» Vedere il volto di Gesù significa vedere l'esempio che ha lasciato attraverso le sue azioni d'amore; in che modo puoi mostrare in questo Natale il suo volto a chi ti sta attorno?

» Ci sono nella tua vita persone che ancora non conoscono il vero volto di Dio che esprime il Natale ma lo immaginano imbronciato ed ostile? 

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martedì 21 dicembre 2021

GIORNO 24 DI AVVENTO – SCEGLIERE LA LUCE

La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta... È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome...” (Giovanni 1:5, 11-12)

Pensa alla notte. Ma non ad una qualsiasi. Ad una notte senza nessuna luce; né luna, né stelle, né lampioni. Neppure una torcia, una fiaccola. E' un po' come essere in una stanza completamente buia, ma lì almeno sai che ci sono muri a proteggerti... qua no!

Puoi sentire il vento sulla tua pelle, i fruscii attorno delle fronde degli alberi, persino i rumori degli animali notturni che ti passano vicino. Tu sei lì, quasi inghiottito dal buio, ed esposto, indifeso, in pericolo. Cosa daresti per avere una luce?

So cosa faresti se arrivasse una luce portata da un uomo: correresti verso di essa, ti precipiteresti per esserle a fianco, per avere la sua guida, per scacciare il buio, vedere il vento, tenere a bada gli animali, non inciampare in qualcosa.

Potresti mai pensare di fuggire lontano da quella luce? Di voler rimanere nel buio? Sarebbe umanamente impossibile pensare di scegliere il buio alla luce... eppure...

Eppure questo accadde quando Gesù venne: le persone vivevano nel buio spirituale, ed assuefatte a quel buio, non seguirono la luce, ma la scacciarono. Isaia aveva predetto che Gesù sarebbe venuto come luce,

Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende...per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre.” (Isaia 9:1, 42:7)

Ma non basta vedere la luce, dice Giovanni, bisogna anche riceverla; altrimenti è tutto inutile per noi: il Natale, la Pasqua, la salvezza.

Attraverso la luce del Natale non solo Dio ci ha fornito una guida, ma ci accoglie in casa sua; non siamo più noi che accogliamo suo Figlio, ma lui che ci accoglie nella sua famiglia, ci fa sedere accanto a lui a tavola, ci prepara un letto la sera, ascolta i nostri racconti del giorno trascorso.

E' per questo che il Natale è la festa delle luci; i pastori furono avvolti di luce, i Magi seguirono la luce... Noi come uomini abbiamo scelto di festeggiarlo attorno al solstizio d'inverno, quando la luce torna a crescere rispetto all'oscurità della notte. Per quello addobbiamo la casa di luci. La luce è venuta davvero!

E se accettiamo che Gesù è disceso a Natale per illuminare il buio a cui eravamo assuefatti e dove avevamo per abitudine preso a vivere, allora noi stessi diverremo luce.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

DOMANDE PER TE

» Quali sono le luci che ami di più a Natale? Quelle che ti fanno emozionare e che attendi un anno intero per poterle rivedere?

» Come ha cambiato la tua vita la consapevolezza di essere stato adottato o adottata nella famiglia di Dio?

» Cosa farai per essere luce in questo Natale?

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lunedì 20 dicembre 2021

GIORNO 23 DI AVVENTO – VIVERE NELLA VERA LUCE

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini... La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.” (Giovanni 1-1-4, 9)

Forse quando andavi a scuola ti hanno illustrato, oppure ti hanno fatto fare l'esperimento della pianta nella scatola buia con un foro.

In pratica, si prende una pianta in un vaso, la si pone dentro un'ampia scatola nella quale non filtri neppure il minimo di luce, ponendo un piccolo tubicino che arrivi dentro il bordo del vaso e fuoriesca dalla scatola per poter dare acqua alla pianta, e la si lascia così per un paio di giorni.

Quindi si pratica un piccolo foro sul lato della scatola più o meno all'altezza di dove arrivano le foglie della pianta, e si espone la scatola con il lato forato a favore di sole, e si attende qualche settimana.

Quando riapriremo la scatola, troveremo che la pianta si è piegata completamente verso quell'unica fonte di luce. Perché? Perché per vivere alla pianta non basta il calore della scatola ed il nutrimento che le provvedevamo attraverso il tubicino. Per vivere ha necessità della luce. Senza la luce nessuna delle sue funzioni vitali può funzionare per lungo tempo e, alla fine, la pianta muore. Non perché l'ambiente sia ostile, non perché manchi il cibo, ma perché manca la luce.

Dopo la cacciata da Eden, l'uomo aveva vissuto per migliaia di anni nella scatola buia del peccato; l'ambiente non era completamente ostile, e anche se la terra produceva spine e rovi, produceva anche erbe e frutti per potersi sfamare. Ma mancava la luce; non quella del Sole, che Dio aveva provveduto a porre in cielo, ma la VERA luce, quella presente nella forza che aveva generato l'universo e che illuminava l'uomo al principio. Potevamo stare alla luce del giorno, ma avevamo il buio dentro.

Dio nei millenni aveva praticato dei “fori” attraverso la scatola dove ci eravamo volontariamente reclusi, così che un po' di luce passasse; ma le nostre vite crescevano contorte, alla ricerca della vera luce, tramite cui far funzionare le nostre anime create immortali, ma prive di sviluppo senza di essa.

Dio non voleva che la propria creatura, quella dove lui aveva effuso il suo proprio soffio vitale, crescesse deforme, ma la voleva sana, robusta, in grado di affrontare il mondo con la schiena diritta.

Isaia aveva scritto quattrocento anni prima del primo Natale: 

Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te! Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te.” (Isaia 60:1-2)

Dio è fedele, e aveva deciso di adempiere a quella profezia, che lui stesso aveva messo in cuore al profeta, in quel primo Natale: e accadde che, prima ancora di vedere Gesù, a coloro che sarebbero stati i primi testimoni 

“...la gloria del Signore li avvolse di luce.” (Luca 2:9 PV)

Il Natale era necessario affinché la luce tornasse nel mondo, e noi potessimo uscire dalla scatola del peccato, e crescere sani, con la schiena dritta, esposti alla vera luce di Cristo.

DOMANDE PER TE

» Quale sensazione provi quando manca la luce? Disagio? Paura? Timore di cadere? Cosa fai in quei casi?

» In che modo la luce di Gesù illumina la tua vita quotidiana? Sei consapevole della sua presenza attorno a te?

» Chi conosci che sta attraversando un periodo buio e che dovrebbe vivere nella realtà della luce del Natale? Come puoi esporlo a quella luce?


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domenica 19 dicembre 2021

GIORNO 22 DI AVVENTO – I GIUSTI SEGNI A CIASCUNO

“Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro si eleva da Israele.” (Numeri 24:17 a)

Probabilmente su questa profezia studiarono i Magi, quando videro la luce nel cielo sopra la Giudea: qualcosa di luminoso, che attirava lo sguardo. E per quella partirono, alla ricerca di un re in una reggia.

“Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (Luca 2:6-7)

I pastori seguirono invece la rivelazione di un angelo. Anche loro si aspettavano forse tutt'altra cosa che un bimbo in una mangiatoia.

Anticamente le mangiatoie erano fatte in pietra, ben ampie e profonde. Essendo un posto riparato e sicuro, spesso i sacerdoti le usavano per porre gli agnelli votati al sacrificio, avvolgendoli  stretti in  fasce per non farli muovere. E ovviamente, si trattava di agnelli senza macchia, gli unici che potevano essere offerti a Dio.

Betlemme distava solo nove chilometri dal Tempio, ed era una città famosa perché lì si allevavano agnelli senza macchia da fornire per i sacrifici. Ed i pastori della notte di Natale con tutta probabilità accudivano quel tipo di agnelli.

I pastori probabilmente capirono il messaggio che Dio stava dando loro, facendogli trovare un bimbo in una mangiatoia, fasciato stretto... così come fosse un agnello senza macchia pronto per il sacrificio.

Dio aveva usato una stella per i Sapienti ed una mangiatoia per gli umili pastori. Dio sa sempre calibrare i suoi messaggi, a seconda di chi li ascolta, così che giungano, producano frutto e si diffondano nel mondo. Il segreto sta nell'essere attenti a cogliere i segni. Magi e pastori li colsero, ed adorano, e magnificarono Gesù, raccontando al mondo che il Re era giunto, che il Salvatore era arrivato.

Dio continua a mandare segni, messaggi adatti a ciascuno di noi, perché vuole continuare a parlarci; sta a noi essere attenti, coglierli, affinché producano frutto in noi, e rendano fama al Suo nome tra le genti. Ed affinché noi adoriamo e magnifichiamo il nome di colui che è sceso a Natale.

DOMANDE PER TE

» Ti è mai capitato di ricevere un segno, una indicazione, qualcosa che solo tu potevi capire, che ti ha fatto fermare a riflettere, e pensare :”Questo viene da Dio”? Se si, come hai reagito?

» Dio parla anche attraverso i segni, ma è più facile comprenderli se conosci la sua Parola, come i Magi e i Pastori. La stai leggendo quotidianamente per comprenderli?

» Comprendi che tu puoi essere un “segno” per molti altri che ti sono a fianco in questo Natale?

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sabato 18 dicembre 2021

GIORNO 21 DI AVVENTO – UN RE CHE SERVE

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace,  per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del SIGNORE degli eserciti.” (Isaia 9:5-6)

Ciò che si attendevano gli ebrei attorno all'anno zero era un re-condottiero, che sapesse guidare un esercito per sgominare gli invasori, così come aveva fatto Davide ed altri re di Giuda e di Israele. 

Ma ormai l'attesa era diventata insopportabilmente lunga. Da  587 anni attendevano il riscatto, da quando Giuda, dopo Israele, era stato deportato a Babilonia. Da  536 anni bramavano un nuovo re, da quando erano tornati a Gerusalemme da Babilonia. Durante la prigionia molti profeti avevano prefigurato l'arrivo di colui che li avrebbe riscattati... Ma non se ne vedeva traccia. E, intanto, i Romani dominavano il paese.

Il re che nasceva quella notte del primo Natale non sarebbe stato né un condottiero, né uno stratega, né un politico, ma un “Emmanuele”, un “Dio con noi”. E il popolo che pure l'aveva acclamato come re al suo ingresso a Gerusalemme, lo vedrà sconfitto.

“Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. V’era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».” (Giovanni 19:19) 

Quel cartello, posto sulla testa di Gesù come somma offesa, stava a significare: “Ecco! Guardate! Questo è il vostro re:  un re straccione,  un re sconfitto. Questo è il vostro re, discepoli del Nazareno. Questo è il vostro modello, sudditi del Regno di Dio.”.

Ma, quello che Dio mandava a Natale, era esattamente ciò di cui aveva bisogno il suo popolo. Non avevamo bisogno di un condottiero, ma di un medico. Non avevamo bisogno di uno stratega, ma di una spalla su cui piangere. Non avevamo bisogno di un politico, ma di un avvocato che ci difendesse davanti al Padre, che prendesse le nostra parte. 

Un re che, sconfitto per amore, manifestasse la sua grandezza nell’amore e nel perdono. E Gesù, – lui sì davvero re di chi lo riconosce!– si mette in gioco, si scopre, si svela, si consegna,  scende a Natale  per non essere più  nascosto, misterioso, ma essere un “Dio con noi”. Un Dio che accoglie, e che sfama. Un re che non viene servito, ma che serve.

In Valle d'Aosta esiste un ostello che fu costruito per accogliere  gli ultimi, sfamarli, ed amarli: il monaco che lo costruì pose all'ingresso questa scritta:  “Hic Christus adoratur et pascitur”. “Qui Cristo è adorato e sfamato”. 

“Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito?  Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”. ” (Matteo 25:37-45)

Adorare e sfamare debbono essere i due polmoni della nostra fede. La regalità di Cristo, oggi, si manifesta nei nostri gesti. Cristo è Signore se sapremo sempre di più amare i fratelli, partecipare loro della nostra fede. Farli partecipi del fatto che la festa , a Natale, non è per Gesù che viene, ma per noi che lo riceviamo.

DOMANDE PER TE

» Quali sono le caratteristiche che, secondo te, deve avere un buon governante? Trovi che ci sia nessuno che le rispecchi in questo momento nel mondo?

» C'è mai stato nella tua vita, un periodo in cui hai atteso qualcuno o qualcosa che ti facesse “vincere”? Quanto è stato lungo? Quanto è stato duro?

» Conosci qualche “ultimo” di questo mondo che ha bisogno in questo Natale di ricevere Gesù attraverso dei gesti d'amore?

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venerdì 17 dicembre 2021

GIORNO 20 DI AVVENTO – UNA VIA TORTUOSA

“Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d’Egitto.” (Osea 11:1)

Quando Erode capì di essere stato beffato dai Magi, e  che non avrebbe saputo il luogo esatto dove Gesù era nato, dimostrò quale animo perverso avesse e quanto fosse attaccato al potere, tanto da decidere di far uccidere tutti i bambini maschi del territorio che governava, da due anni in giù.

Perché da due anni in giù, se Gesù era un neonato? Il motivo è che i Magi, difatti, giunsero da Gesù non appena dopo la nascita, ma un paio di anni dopo. Presumibilmente Giuseppe aveva cominciato a lavorare di nuovo per sostenere la famiglia, e avevano casa là a Betlemme, tra la gente dove era nato. Probabile non vi fosse alcuna volontà di tornare a Nazareth.

Giuseppe aveva lo stesso nome di un suo lontano antenato, figlio di Giacobbe, che era divenuto famoso perché Dio gli parlava in sogno; e parimenti al suo antenato, anche questo Giuseppe sembrava avere i sogni come canale preferenziale di comunicazione con Dio.

Così, dopo aver ricevuto in sogno la conferma che il figlio che doveva nascere sarebbe stato il figlio di Dio, ricevette un altro sogno dal Signore:

“Dopo che [i Magi] furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire».  Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d’Egitto chiamai mio figlio»” (Matteo 2:13.15)

La vita di Gesù iniziò come un profugo: nato non nella città dove i suoi genitori avevano casa, ora è costretto a vivere fuori da quella nazione che sarà il luogo del suo ministero. E lo sarà forse per dieci anni, sino alla morte del re che lo voleva morto (la nascita di Gesù, difatti, per un errore di calcolo di chi provò a scoprire quando fosse nato, è avvenuta sette anni prima dell'anno zero, ed Erode è morto nel tre Dopo Cristo).

Ma la volontà di Dio prevale. Non importa quali piani faccia l'uomo, non importa quanto potenti siano i protagonisti negativi (ma umani) della vita, nulla può impedire a Dio di adempiere ai suoi piani.

Questo significa che tutto sarà facile? Assolutamente no. Per Maria, a cui l'angelo aveva detto di “aver trovato grazia presso Dio”, per Giuseppe, che aveva obbedito al comando dell'angelo ed aveva preso in moglie Maria, obbedendo al volere di Dio, poteva essere un bello shock vedere che la loro obbedienza aveva come premio una vita da profughi in terra straniera, lontani dal Tempio, dagli amici, dalla propria lingua e cultura.

Talvolta accade che la via attraverso cui dovremo passare affinché le promesse che Dio ci ha fatto si adempiano sarà una via impervia e tortuosa, costellata di lacrime. Ma, non di meno, Dio è in controllo. A noi spetta obbedire, anche tra le lacrime e le difficoltà,  per poi vedere il frutto della nostra obbedienza giungere:

“Poi Gesù tornò a Nazaret con loro e fu ubbidiente ai genitori. E sua madre serbava tutte queste cose nel cuore.Così Gesù cresceva in statura e in saggezza, ed era amato da Dio e dagli uomini.” (Luca 2:51-52)

DOMANDE PER TE

» C'è una promessa di Dio che stai attendendo si adempia, e non vedi attualmente come possa accadere? Se si, come ti senti in questo momento?

» Quali sacrifici sei disponibile ad accettare per vedere il volere di Dio adempiersi?

» C'è qualcuno attorno a te che deve sapere che Dio ha un piano per lui o per lei, e che spesso le lacrime sono parte del viaggio verso la vittoria? 

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